educazione fisica e meritocrazia

Facile facile,
immaginate una classe di liceo
25 studenti
12 maschi 13 femmine
qualcuno è alto, qualcuno è più basso, c’è chi ha le gambe lunghe e chi più curtulidde, chi respira meglio, chi ha sempre il fiatone. Per non parlar del cuore, che c’è quello che ogni tanto gli batte all’impazzata e l’altra che sembra un metronomo. L’equilibrio, poi, la scioltezza nei movimenti, la coordinazione, che sono cose che nemmeno si vedono ma che inevitabilmente li distinguono.

Ora facciamoli correre, saltare, camminare lungo una sbarra.
Ciascuno lo farà in modo diverso, chi salterà più lungo, chi correrà più veloce, chi più lontano.
Non stupisce.

Una valutazione metrica della prestazione sarebbe ingiusta, negherebbe a ciascuno la specificità del suo fisico, del suo essere.

Per risolvere il problema del giudizio potremmo adottare una valutazione per l’impegno dato, per lo sforzo effettuato, senza guardare il traguardo ma il percorso, non Itaca ma il viaggio che lì li ha condotti.

Avremmo fatto bene.

Ora spostiamo tutto questo dall’ora di educazione fisica a quella di matematica, di storia, di scienze e chiediamoci come comportarci per fare ugualmente bene.

Ommot novembre 2021

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