morte e resurrezione del mito del progresso

La pandemia, nella sua fase iniziale nei primi mesi del 2020, ha messo in crisi il mito del progresso.

Come era stato possibile che quelle più sofisticate scienze, quell’abbondanza di mezzi, il ricco corredo di certezze(*) che ci avevano portato fino a lì avessero permesso una tale tragedia di sofferenze e morte?

Si trattava di una crisi salvifica perché, come nel 2020 apparve a molti chiaro, la tragedia era proprio figlia di quel progresso.

Nel 2021 il quadro è cambiato, dalla crisi si esce con un rinnovato senso di fiducia negli strumenti di dominio dell’uomo sulla natura e dell’uomo sull’uomo.

I suoi simboli sono i vaccini, la digitalizzazione e gli strumenti di controllo e tracciamento, l’energia nucleare, internet veloce, il ponte sullo stretto, l’alta velocità e l’auto elettrica.

Poi resta vero che un treno ad alta velocità permette di andare da Milano a Roma in tre ore e mezzo (al costo di un centinaio di euro) ma il quadro concettuale resta quello.

(*) il cui unico difetto poteva essere che erano distribuite in maniera ineguale

ommot, settembre 2021

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