Trattatello di anatomia ergonomico funzionale contemporanea

Vi sono alcune parole di cui sembra essersi perso il significato.
Vi sono alcune pratiche a cui siamo talmente abituati da non notarle più, come se parti del nostro corpo o del nostro cervello fossero state protesizzate per renderci più adatti ai rigori di questo oramai lungo inverno.

L’ordinato fluire delle cose richiede che non si perda troppo tempo in ciance. Quindi laddove non si possa, o non si voglia, mutare l’ordine delle cose è costume mutare l’essere delle persone.

Una metaforica protesi ci tura il naso, per non provare soverchio ribrezzo per le nostre scelte, una ci priva del fegato, organo pericoloso in quanto sede della rabbia, e così via discorrendo.
Che dire poi dello sciopero, pratica oggi attribuita all’indolente prevaricazione di una cerchia di privilegiati fannulloni (lo sciopero del venerdì) – o della scuola pubblica, bistrattato baluardo della Costituzione post fascista – o ancora del lavoro (dipendente, autonomo, volontario) attestato di meritevole buona volontà. Come per celia, invertendo l’ordine dei fattori, perfino nell’orrido universo premiale anziché dare miglior lavoro a chi è più meritevole diviene più esecrabile chi il lavoro non ha (non ci si curi del perché, come per quel signore che mena la moglie ogni sera tornando a casa, tanto una ragione ci sarà di sicuro). Quindi anche a costo di farlo gratis lo si fa, non sia mai che ci scambino per degli inutili lazzaroni.

Solo l’indisciplina fisica e mentale di una scaltra teppa può provare a capovolgere questa filosofia del potere, il cielo si rischiara solo riconoscendo che è necessario attraversare un punto di rottura irreparabile per trovare le ragioni di un altro, più favorevole, assetto.

Così fa Franti, lo studente maleducato uscito da penna e calamaio del De Amicis e reincarnato oggi in un pugno di riottosi ex studenti, talvolta insegnanti, che con paziente ironia compongono questo “Trattatello di Anatomia Funzionale Contemporanea” in cui si illustra e svela il gioco metaforico della protesizzazione e, nel contempo, si cerca di dare un ‘più corretto’ senso ad alcune parole chiave. Le illustrazioni di Kaius magistralmente illustrano, comme il faut.

È un testo speranzoso, in quanto solo a riconoscere le nudità del re si apprende il riso che lo seppellirà.

Ben venga dunque!

Qui la casa dei Franti: franti.noblogs.org

e qui una scheda sul trattatello: trattatello

ommot novembre 2017

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