non un’agenzia immobiliare, no

Ha dell’incredibile,

Milano, dopo un difficile approccio con la popolazione del quartiere Giambellino [ video.repubblica.it ], seguito a brevissimo dall’ennesimo (tentativo di) sgombero manu militari [ www.facebook.com | www.milanotoday.it ], l’assessore alla casa, Gabriele Rabaiotti, passa al contrattacco approfitttando di un convegno della Caritas per prennunciare severi provvedimenti contro coloro che abitano le case del comune pur non avendone (più) i requisiti.

In pratica, anziché scusarsi per l’immobilismo atavico della pubblica amministrazione nella gestione dell’edilizia popolare, anziché rammaricarsi per lo sfacelo in cui versa oggi il patrimonio abitativo popolare del comune (altra cosa è per gli edifici istituzionali e/o di rappresentanza), anziché ringraziare chi, rischiando del suo, ha negli anni restituito a proprie spese alla collettività degli appartamenti chiusi e destinati a restare tali (benché, per esempio, regolarmente riscaldati nei mesi freddi), anziché riconoscere il debito che l’amministrazione comunale eredita dalle giunte precedenti (senza alcuna esclusione) nei confronti di chi ha dovuto faticosamente e dolorosamente far fronte al caro affitti della città più costosa d’Italia, per bocca del suo assessore il Comune punta il dito, parla di “malcostume” e minaccia severi provvedimenti.

Palazzo Marino non ha, dice Rabaiotti, “né l’intenzione né le risorse” di costruire nuove case popolari (e l’ordine delle parole è importante) ma senz’altro approfitterà dei milioni di euro in arrivo da Roma e dalla Comunità Europea per ristrutturare l’esistente, ripulendolo fuori e dentro gli attuali quartieri popolari. Le dichiarazioni fatte alla Caritas sono il preludio dell’esodo imminente.

Il Comune di Milano non è un’agenzia immobiliare, vero, ma la città è una manna per gli speculatori del metro cubo e il Comune lo sa. Lo è stata (e non poteva che esserlo) con Expo [ trecappelli.wordpress.com ] ed ora punta ad esserlo con l’ossessione del sindaco Sala: le periferie.

Si dice che il “prestigio” della città sia in aumento, e con esso il costo degli affitti; si tocca con mano la crescita dell’emergenza abitativa legata anche all’arrivo di persone in fuga da miseria, conflitti e guerre.

Anziché puntare il dito iniziate a togliere quelle maledette lastre, solo allora si potrà cominciare a ragionare.

ommot ottobre 2016

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