A proposito di Davis

A proposito di Davis, l’ultima fatica dei fratelli Cohen, sembra volerci ricordare quanto le vicende degli umani sono appese al filo del fato.

Per far questo ci portano al Greenwich Village di New York dei primi anni ’60, nel circuito musicale della riscoperta del Folk che avrebbe segnato la storia della musica pop.

La figura del protagonista, Llewyn Davis [interpretato da Oscar Isaac], si ispira a Dave Van Ronk, sue sono le (belle) canzoni, suo è il destino gregario che lo terrà sempre un po’ troppo nell’ombra.

Così, tra serate pagate dalla raccolta del “cestino” e qualche misero introito di royalties, Llewyn-Dave è vittima di una interminabile serie di gragnuole del destino che infieriscono ingiustamente sul suo essere mite e gentile.

Pur non avendo fatto niente di male il ragazzo si trova in mezzo a una sequela di pasticci più o meno gravi (il suo partner musicale si suicida, mette incinta la fidanzata di un amico, perde il gatto di un altro e così via) vittima, appunto, di un fato cinico e caparbiamente interessato a lui.

La vicenda non lascia spazio alla speranza ma racconta di quegli anni meravigliosi le ombre e i lati bui. Su uno che passa furono cento a restare indietro, in una logica darwiniana che si sposa con le implacabili leggi del mercato ma a cui la sorte individuale aggiunge sempre qualcosa di più.

Scompaiono nella narrazione, l’impegno sociale e politico, la tensione di una fascia di ragazze e ragazzi che ritrovavano nelle loro radici le ragioni e gli strumenti per distinguersi radicalmente dai loro padri. Resta la vicenda umana e l’impotenza di fronte ai piccoli e grandi eventi della vita.

Non è tutto qui, verrebbe da dire, e forse è vero. Come è vero però che, viste da vicino, tutte le storie potrebbero essere come quella di Davis. Ben fatto, ben recitato, lascia una certa amarezza ma conferma la firma dei Cohen.

Nell’ultima scena, quando Davis esce dal Gaslight Café per prendersi l’ennesima gragnuola di colpi, questa volta meno metaforica, si intravede un giovanissimo folksinger con una gran testa di riccioli salire sul palco con la sua chitarra. Inequivocabile la sagoma ci ricorda che con qualcuno la storia è stata più generosa; ci ricorda quel Bob che proprio a Dave Van Rock, porterà via uno dei pezzi che maggiormente segnarono il folk revival: The house of the risin’ sun. Come a dire, il destino sarà cinico e baro ma talvolta anche gli umani non scherzano.

(ommot)

[

in realtà, a ben vedere, il menestrello di Duluth avrà anche dimostrato poco tatto nelle relazioni con i prossimi vicini ma si è saputo rifare proprio su quel piano collettivo che i Cohen trascurano.
Sarà forse anche questo ad averlo aiutato?

Come gather ‘round people wherever you roam
And admit that the waters around you have grown
And accept it that soon you’ll be drenched to the bone.
If your time to you is worth savin’
Then you better start swimmin’ or you’ll sink like a stone
For the times they are a-changin’

]

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