e se misurassimo la temperatura?

A scuola.

Supponiamo che decidiate di misurare la temperatura della vostra classe (o di quella dei vostri figli).
Fa freddo, il riscaldamento funziona ma pare non basti, vi accingete quindi a raccogliere “la prova scientifica” del disagio.

Vi procurate un termometro a mercurio, lo mettete sulla cattedra e aspettate i 15/20 minuti consigliati.
Quindici gradi. Pochi. Dopo poco arriva una collega con un termometro digitale, si fa prima ed è più preciso.
Diciassette gradi. Sempre pochi, ma senz’altro meglio.

Già ma l’elettronica è un artificio, una scorciatoia, il mercurio è ‘la fisica’, o è il contrario, il mercurio è roba vecchia, un circuito elettrico è ‘più preciso’… In più sulla cattedra ci sono le correnti d’aria, forse è particolarmente fredda, provate a mettere il termometro analogico e quello digitale sull’armadio… ma è giusto misurare la temperatura dove è più freddo o dove sappiamo essere più caldo? Vi sono dei punti o dei modi in cui è più opportuno effettuare la misura?

Provateci (davvero). Non ce ne si esce. E se aspettate che la temperatura si abbassi ancora di più (rispetto ad ora che sembra di nuovo primavera) vedrete che le difficoltà ad avere diverse misure che diano più o meno lo stesso valore aumenteranno.
Alla facoltà di Fisica ci sono laboratori dedicati alla misura delle grandezze elementari, e anche lì ne escono malmessi. La teoria della misura è una scienza a sé.

Intanto, mentre noi riflettiamo su come far bene una cosa che sembrava più facile, qualcuno vuole misurare ‘la conoscenza’ e il ‘miglioramento delle conoscenze’ facendo un pugno di domande a dei bambini. È semplice,  si propina il test ad un grandissimo numero di soggetti e poi si elaborano i risultati adottando il meglio della statistica.

Altro che mercurio, è il formalismo matematico che fa la scienza, che è poi la verità.

Quindi, dopo che ci si è sbizzarriti sui grandi numeri, si torna sui piccoli, e, come per miracolo, si scopre di avere (finalmente!) a disposizione uno strumento atto a pesare valutazioni e premi, a decidere chi sta dentro e chi sta fuori. In pratica potremo alzare o abbassare il riscaldamento con gli stessi criteri che adotterebbe un mostro cieco in un mondo che non è il suo.

Questo è l’INVALSI, e questa è la legge che se ne deduce.

Questa, invece, è una lettura critica di Renato Foschi del testo di Rosario Ballatore, Margherita Fort e Andrea Ichino, uscita sul Manifesto, a mio parere fin troppo gentile.

tommaso ottobre 2013

(Naturalmente quello che succede è che se gli strumenti di indagine sbagliano sulla temperatura qualcuno prima o poi se ne accorge e magari dopo qualche giorno si corre ai ripari. Quando invece gli strumenti sbagliano sulla materia sociale magari non bastano 30 anni)

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Una risposta a e se misurassimo la temperatura?

  1. ommot ha detto:

    Andrea Ichino in un’intervista interessante pubblicata dal numero 205 della rivista Una Città scrive:

    Per inciso, notate che tipo di ricerche (e con quali dati) sono possibili in Usa, dove la legge per la tutela della privacy è usata per impedire le vere violazioni della riservatezza

    … quando la fede è cieca ;->
    t

    http://www.unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2331

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