Onorato signor Simplicio

Onorato signor Simplicio,

mi rivolgo a Lei ma non è a Lei che mi rivolgo (iniziamo male, rischiamo di finire peggio).

Voglio dire che anche se so di non avere alcuna possibilità di smuoverLa di un millimetro dalle Sue solide convinzioni, posso però sperare con questa mia di intercettare qualche Suo lettore, magari più aperto e disponibile alla riflessione, se non per convincerlo quantomeno per incuriosirlo, che si sa, la curiosità è la base della conoscenza.

A Lei, ma non a Lei, Simplicio, mi rivolgo per una questione, a mio parere, di indubbia gravità; ma se avrà la pazienza di arrivare alla fine di queste poche righe vedrà che pur nella consapevolezza di non avere nulla di nuovo da riferirLe o da insegnarLe so per certo di avere qualcosa da imparare.

Mi riferisco all’emergenza delle emergenze, l’ultima, in ordine di tempo, di cui Lei è indomito sostenitore. Parlo della costruzione della galleria per l’alta velocità in Val di Susa.

È importante, per quanto mi riguarda, innanzitutto delimitare l’ambito del discorso.
Il movimento a cui mi riferisco con il nome NoTav (e a cui Lei si riferisce nelle sue giaculatorie) si oppone innanzitutto alla costruzione della galleria tra l’Italia e la Francia in sostituzione del tracciato ferroviario esistente, ovvero, prima ancora, si oppone alla costruzione del tunnel geognostico tra Chiomonte e detta galleria, che è in fase di scavo attualmente. Capita senz’altro che nella variegata composizione del movimento delle genti vi sia chi è contrario in toto a qualsiasi forma di alta velocità, e varrà la pena di ascoltare anche questi argomenti, ma innanzitutto vorrei fermarmi al tunnel senza perdere tempo con chi sfotte un ragazzo che dalla Valle di Susa prende un Freccia Rossa per andare a Roma.

La costruzione di questo tunnel vede ormai da tempo confrontarsi con strumenti di natura asimmetrica oppositori e fautori.

I primi lamentando l’assenza di ragioni a giustificare l’opera che, dicono, se ci sono non si vedono e ponendo, quindi, delle domande che non hanno risposta, i secondi, muti, argomentando innanzitutto con l’autorità dello Stato.

In un breve cinguettio, Sebastiano Messina, una firma nota di un noto quotidiano a tiratura nazionale, scrive, il 21 luglio 2013:

Se avevo dei dubbi, l’attacco dei #noTav me li ha tolti. Basta, lo Stato ha deciso, la Tav va fatta, il resto è violenza pura

posso immaginare che Lei avrebbe concordato con queste parole.

A mio parere, in maniera inconsapevole, il noto giornalista coglie nel segno. In gioco qui non c’è un cantiere, non c’è un progetto, non c’è una opportunità o uno spreco ma un principio di autorità.

Mi spiego meglio. Dopo quasi vent’anni in cui tecnici, ricercatori, studiosi oltre che i sensibili abitanti della valle lamentano, nell’ordine e nella ricchezza dei movimenti delle genti: vuoi la temporanea inutilità del progetto, vuoi la sua totale inutilità, vuoi la sua inutilità mista allo spreco di risorse pubbliche o la sua attiva pericolosità, e lo fanno corredando con cifre prospetti, sapere ed esperienza, la risposta ultima e ad oggi ultimativa pervenuta al loro tavolo la dava Mario Monti il 2 marzo 2012 e la ripeteva Passera il 31/1/2013:

qua Monti

(

Noterà che in fondo a quel post vi è il link ad un PDF più tecnico pubblicato sul sito del Governo. Quel link non funziona più, forse il Governo ha tolto il file, ma cliccandolo appare il seguente messaggio, non privo della sua ironia:

Errore 404 per il sito governo.it

Errore 404 per il sito governo.it

)

e qua Passera [*].

Direi poca cosa per un presidente del consiglio, economista, presidente dell’Università Bocconi, presidente europeo della Trilaterale e per il suo ministro ‘banchiere’ e ‘manager’. Poche parole di poco senso, ne converrà, benché piene di autorità. In un confronto dialettico le parole dovrebbero avere più spazio, peso e rilevanza.

Ora, Simplicio, Lei può capire che l’assenza di parole protratta per quasi vent’anni tende inevitabilmente a corrodere la pazienza e ad innervosire gli animi. L’austero maestro a cui si ispira il giornalista che cito sopra (quello per cui si fa così perché è deciso così) ha due possibilità: essere autoritario ed autorevole o essere autoritario tout-court. A me i maestri autoritari non sono mai piaciuti quindi parto senz’altro prevenuto, ma certo che di questo Stato tutto si può dire tranne che sia autorevole. Uno Stato che sbaglia (e non poco) il conteggio degli esodati, uno stato capace di mandare in sfacelo la scuola per poi scoprire che gli mancano gli strumenti di competizione internazionale. Uno Stato che si finanzia con il gioco d’azzardo e le slot machines… si potrebbe andare avanti a lungo.

No, questo Stato quando non parla riesce solo ad apparire autoritario, il che non contribuisce a placare gli animi.

Tornando a noi possiamo osservare che il dubbio sul senso dell’opera alligna anche tra le righe dei funzionari, come traspare da qualche intervista a Lei senz’altro nota:

Il sottosegretario ai Trasporti del governo Letta Erasmo D’Angelis,

il ministro dell’Ambiente dello stesso Governo Andrea Orlando,

come a dire non siamo del tutto sicuri ma avendo ancora deciso così per ora andiamo avanti così. (faremo la valutazione di impatto ambientale? Ma diàmine, Ministro…)

Oppure qualche crepa si intravede nella documentazione ufficiale del governo (vedi sopra [*]) quando si cita il Vice Ministro dei trasporti, Mario Ciaccia che dice:

“l’attenzione all’ambiente e al territorio devono coniugarsi con la dimensione europea del progetto che rappresenta una tratta strategica del Corridoio Mediterraneo della rete transeuropea Ten-T”

mentre dalla documentazione Ten-T la tratta Torino-Lione risulta essere conclusa, senza bisogno di galleria (oh!).

Pero’ badi bene, Simplicio, andare avanti senza essere certi, senza dare spiegazioni, in presenza di una nutrita opposizione, ben altrimenti capace di argomentare le sue ragioni, tende a produrre solo strumenti che necessitano fortemente dell’ausilio del manganello. E di fatti alle parole lo Stato, che è indiscutibile perché rappresenta il cittadino, ma che è lui stesso, nella sua mutevole personificazione, incerto e indeciso e forse distratto da altri interessi, risponde con la messa al bando della società, una sorta d’esilio. (dice il giornalista: il resto è violenza pura e il gioco è fatto, “il resto”, cioè tutto ciò che è fuori, e uno spunto interessante di ragionamento diventa questione di mera tifoseria nell’accezione più dura, quella della Bibbia di Matteo [12,30]: ‘Chi non è con me è contro di me’)

Lei dirà, “ma lo Stato è una entità astratta, ci sono i Governi eletti dai cittadini, ci saranno Governi più autoritari e governi meno”. Purtroppo l’entità sarà astratta ma è costantemente occupata da cariche e persone che ne sostanziano e difendono l’esistenza, pena la cessazione della loro stessa ragion d’essere. Un governo eletto dai cittadini ne rappresenta l’esistenza nello Stato, è idealmente la loro proiezione nelle sfere del potere; non può dire “ho sbagliato” ma solo decidere chi è dentro e chi è fuori, e questo fa.

Non voglio entrare qui nel merito del concetto e dell’uso del termine legalità. Non voglio citare gli episodi di non ottemperanza alle regole dei codici (altrimenti detti ‘atti illeciti’) compiuti da parte dello Stato nel corso di tutta questa lunga e travagliata vicenda. Chi è curioso potrà cercarne traccia e qualcosa di interessante troverà di sicuro. Voglio dire che è molto facile per chi detta le regole mettere fuori dal gioco quelli che hanno delle domande senza risposta. È stato fatto con gli stranieri immigrati lo si può fare con i NoTav, trasformandoli, per esempio, in ‘terroristi’.

Anche sul termine ‘terrorista’ sarebbe interessante ragionare ma non è il momento. La invito, però, Simplicio, a fare attenzione. In questa vicenda, il maldestro uso del potere giudiziario (o diciamo indiziario), ha già fatto due morti ben 15 anni fa. Le cito un giornale recente, ma anche su questo fatto, se cerca, trova molte altre informazioni. Un errore giudiziario con conseguenze non da poco, non le pare?.

Quindi vi è una testarda coazione a ripetere da parte di uno Stato con qualche dubbio, pochi argomenti, ma molti manganelli. Qualunque persona di buonsenso si trovasse in una situazione del genere avrebbe ben motivo di preoccuparsi, di fatti molti si preoccupano, ed io con loro.

Un argomento di sostenibilità economica ed ambientale, che potrebbe riguardare la discussione sui possibili modelli di sviluppo, tema imprescindibile in questi tempi di cambiamento e di declino delle fonti energetiche primarie, viene trasformato in un problema di ordine pubblico perché uno degli attori è muto (o sordo, per inciso sa Simplicio che anche i bambini sordi diventano spesso nervosi quando non capiscono le domande che gli vengono fatte?). Un argomento intelligente diviene una prova muscolare su cui entrambi i fronti non sono disposti a cedere. Il maestro autoritario del giornalista sopra citato si giustificava con l’avere degli ‘studenti incolti, impreparati, la cui ignoranza andava domata con l’ausilio della bacchetta’: oggi nessuno oserebbe sostenere tali argomenti in pubblico. Inoltre proprio in questo caso, lo Stato, in compagnia del giornalista o dell’onorevole di turno, ha di fronte degli interlocutori molto preparati e molto poco disposti a farsi prendere in giro o a farsi bacchettare le mani. Di qui il nodo del principio di autorità. Può lo Stato cedere agli argomenti e alla tenacia del popolo? (diciamo pure di un pezzo di popolo). No, non può. “Cascasse il mondo faremo quella galleria per dimostrare che l’autorità dello Stato è salva” (e forse per far contento qualche amico trivellatore). Non è così? Il perdurante silenzio fa pensare che sia così.

Ad interferire con la tesi del maestro, vi è la contingenza economica. Personalmente più che ‘la contingenza’ lo definirei ‘il nuovo assetto’ perché le contingenze dovrebbero essere destinate a passare mentre la situazione che va configurandosi mi sembra essere destinata a durare a lungo (ma anche questo argomento lo dobbiamo rimandare per ragioni di spazio). Ad ogni modo, congiunturale o strutturale che sia, la coperta è molto più corta di un tempo (per esempio di quando il progetto della galleria è iniziato) e ogni spesa dovrebbe venire pesata e valutata oculatamente nel momento in cui viene fatta e non solo quando viene prevista. Qual’è la convenienza nel costruire 50 km di galleria nella montagna per non utilizzare la linea ferroviaria che già c’è piuttosto che spendere lo stesso denaro, per esempio, per ristrutturare la rete ferroviaria esistente (un po’ scalcinata) o potenziare i trasporti dei pendolari (da tempo in sofferenza), per restare nell’ambito del trasporto su rotaia?

Una parola che spesso esce dal cappello della propaganda è che la velocità è progresso. Siamo tornati ai tempi di Marinetti, cantore del Fascismo. Bene! Velocità, Legge e Ordine.
Quello di progresso è un termine pieno di insidie, almeno quanto quello di velocità, anche su questo La invito a riflettere.

La finisco, onorato Simplicio, lasciandoLa alle sue fatiche non senza prima formularLe più esplicitamente la preghiera di farmi avere notizia, con parole sue o di altri, su che cosa di questa benedetta galleria Le sta così a cuore, che cosa La spinge a fare il tifoso e qual’è la Sua difficoltà ad essere dialogante, Le chiedo di darmi, insomma, almeno le Sue, di ragioni, perché anche queste non riesco a trovarle.

con il dovuto rispetto

ommot

 

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