lettera a San Precario

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Caro San Precario,

è un po’ che penso di scriverti perché di questi tempi il mio animo è confuso e la mia mente vaga in cerca di un saldo punto d’appoggio.

Come sai stiamo tutti attraversando un momento difficile. Molte imprese sono in crisi, il paese è fortemente indebitato, la moneta non circola e a farne le spese siamo sempre noi, poveri piccoli peccatori che espiamo le colpe del mondo. E quando il ginocchio cede anche la fede vacilla, e quel che sento io temo.

Il primo birillo che cade è quello più esposto, quello che ha meno difese, meno riserve, meno esperienza. Se c’è qualcuno che deve pagare il conto questo è lui, cioè sono io, cioè sei anche tu, insieme a tutti noi. Anche tu, Santo, paghi il dazio delle avverse circostanze? Impossibile!

Ora invochiamo protezione dal cielo, e reddito a sufficienza, per acquistare la manna. Bene, con la manna si cresce forti e sani, potremo in questo modo accumulare, negli anni, riserve ed esperienza, per affrontare con spirito nuovo tutte le asperità della vita.

Però, e con gli occhi vedo gli strani segni del delirio che mi coglie, e temo il maligno che mi induce a dubitare delle mie certezze…, pero’ io, Santo, di manna da acquistare non ne vedo. Vedo sì i Chicchi di Cioccolato del Mulino Bianco, il Gatorade Crazy Pink, gli Scialatielli all’Amalfitana congelati con “Voglia di Gusto” ma manna niente, niente manna Santo…

La notte ho gli incubi, e temo che con tutte queste altre pietanze sarà più difficile farmi veramente robusto. Ci hai insegnato che mille sono le strade del demonio per infiacchire gli animi e la manna non è così facile da sostituire. E poi mi chiedo, ma non sarà proprio il maligno a volermi confondere con tante promettenti offerte per farmi dimenticare la sostanza che più mi può aiutare? Quella che il cielo donava ai miei avi per renderli forti e sani?

Rimpiango il tempo in cui, dall’alto, piovevano solo acqua e cibo. Ora che piovono soldi tutto è più difficile. Col tempo, pero’, ci siamo fatti più abili. Abbiamo appreso le arti e le tecniche nascoste. Qualcuno addirittura la manna se la fa da sé. Mi raccomando, Santo, non ne far parola con nessuno. Farsi la manna da soli è vietato e il gesto viene punito con molta severità.

Ora ci ritroviamo tutti in compagnìa, chiediamo denaro noi, tuoi devoti, ed anche i sacerdoti della Merce, come il droghiere qui sotto. Pensa, anche lui chiede denaro per noi, come noi lo chiediamo a te. Però non è a te che il droghiere si rivolge nelle sue preghiere, ma al ParmaCotto perché come quest’ultimo sa che, una volta accontentati, le nostre offerte andrebbero ad arricchire anche il suo altare.

Anche Grilli e Cavallette, stanchi di dover continuamente invadere territori nuovi, appoggiano la nostra giusta richiesta. Loro lo fanno nel nome del Dio del Digitale, che fagocita tempo e cervelli quando li trova sgombri di pensieri.

Ci ritroviamo in compagnìa, ora, ma la manna non c’è, e chi prova a farla da solo prende tante mazzate che se ne ricorda per un pezzo.

Allora mi domando – in questo momento difficile in cui molte imprese sono in crisi, il paese è fortemente indebitato, la moneta non circola e a farne le spese siamo sempre noi, poveri piccoli peccatori che espiamo così le colpe del mondo – ma davvero chiediamo al cielo di mandarci i soldi per comperare la manna che poi non c’è? Ma se sappiamo come farcela da soli, non sarebbe più pratico chiedere al cielo di potercela fare senza prendere delle mazzate? Chiedere al cielo di lasciarcela fare, con le nostre mani, la manna, di lasciarci usare le imprese che falliscono, i campi incolti ed abitare le case vuote? Che ci sia data la forza di imbandire le nostre tavole nelle piazze e scambiare i nostri beni senza dover fare offerte ai sacerdoti della Burocrazia e della Legge? Che ci sia concesso tornare semplici come siamo sempre stati, senza dover competere in altezza e possenza esteriore con i giganti della terra, che pur molte altre volte abbiamo vinto e che sapremmo battere ancora? Non potremmo chiedere al cielo che ci sia lasciata facoltà di nascere e morire come un tempo nascevano e morivano lupi e civette?

Certo i devoti di ParmaCotto e GranBiscotto continuerebbero ad intercedere per te, mentre noi, senza dubbio, continueremmo a far avere loro le nostre offerte. Essi pregheranno sempre affinché ci vengano dati i mezzi per arricchire i nostri doni e se dovessero venire accontentati non staremo certo a dire di no. La nostra fede è grande e volentieri la esterniamo anche nei templi degli altri.

Però è certo che saremmo anche più soli. I sacerdoti della Merce non ci seguirebbero nelle nostre nuove preghiere e forse neanche le Cavallette e i Grilli, ma almeno queste nostre invocazioni sarebbero veramente in gloria a te, che ti sei fatto da solo e che solo sei stato lasciato, da tutti loro.

Forse – sogno, deliro e ancora mi confondo… ribalto i ricordi come in una infinita capriola – forse un giorno potrebbe capitare a noi di doverli aiutare, i sacerdoti devoti del possesso, quando i loro magazzini saranno vuoti, quando la carta della loro moneta si sarà del tutto sbiadita, quando il loro denaro sarà fatto solo di piombo e uranio. Potremmo offrirgli tisana di ortiche e manna fatta in casa, che possano rinforzarsi anch’essi per affrontare le asperità della vita, che è la vita di tutti.

Come forse intuisci dalle mie parole ho molta paura di aver perso la strada, di aver perso la fede e con essa la giusta guida.

Imploro con questa mia clemenza e soccorso.

Sempre sia lodato

con devozione tuo

ommot

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