L’aereo

“L’aereo può fare paura ma, tra i mezzi di trasporto, è il più sicuro ed economico”.

Se lo si guarda sul breve periodo è così, in realtà è tra i mezzi di trasporto più inquinanti e gli effetti sul lungo termine possono essere drammatici.

Delle volte cambiare prospettiva aiuta a scegliere.

Ommot, ottobre 2021

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morte e resurrezione del mito del progresso

La pandemia, nella sua fase iniziale nei primi mesi del 2020, ha messo in crisi il mito del progresso.

Come era stato possibile che quelle più sofisticate scienze, quell’abbondanza di mezzi, il ricco corredo di certezze(*) che ci avevano portato fino a lì avessero permesso una tale tragedia di sofferenze e morte?

Si trattava di una crisi salvifica perché, come nel 2020 apparve a molti chiaro, la tragedia era proprio figlia di quel progresso.

Nel 2021 il quadro è cambiato, dalla crisi si esce con un rinnovato senso di fiducia negli strumenti di dominio dell’uomo sulla natura e dell’uomo sull’uomo.

I suoi simboli sono i vaccini, la digitalizzazione e gli strumenti di controllo e tracciamento, l’energia nucleare, internet veloce, il ponte sullo stretto, l’alta velocità e l’auto elettrica.

Poi resta vero che un treno ad alta velocità permette di andare da Milano a Roma in tre ore e mezzo (al costo di un centinaio di euro) ma il quadro concettuale resta quello.

(*) il cui unico difetto poteva essere che erano distribuite in maniera ineguale

ommot, settembre 2021

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semiserio stato dell’arte in diciassette mosse

0) rootless/1

Gli “ismi” (Capitalismo, Marxismo, Comunismo, Socialismo, Fascismo… ) ci hanno lasciato a terra, le religioni arrancano a fatica, la scienza fa acqua da tutte le parti, la salute c’è come potrebbe non esserci.

Anche il futuro ci è scappato dalle mani, se mai c’è stato.
Siamo tutti un po’ più rootless di prima.

Vale saperlo.

ialla ialla

1) religione

S’intende per religione ciò che implica l’esistenza (immanenza, essenza) di un trascendente, una regola universale intangibile che segue il fluire delle cose. Poco importa che si chiami Dio, Yahweh, Zeus con la sua allegra combriccola, l’oroscopo, l’universale armonia di Aristotele o la grande pancia del Buddha.

In diversi periodi storici, e in diverse aree geografiche, alcune scuole di trascendenza hanno prevalso sulle altre.
Poiché le scuole sono inevitabilmente agite dagli uomini e dalle donne, la trascendenza si è sposata con la politica, che è l’arte di trattare la cosa comune.

La storia delle religioni, quando non si riduce ad una comica passerella di enti, dovrebbe insegnare la non neutralità della trascendenza.

2) capitalismo

mdm -> dmd’

Il capitalismo è una sistema economico che sostituisce al tradizionale scambio merce denaro merce (mdm) il ciclo denaro merce denaro’ (dmd’) dove l’apice ( ‘ ) che segue la seconda parola “denaro” significa che l’ammontare è diverso dalla prima, di norma superiore.

Si afferma in europa dal XVIII secolo e la sua spinta iniziale è data dall’espropriazione delle terre comuni e dall’introduzione massiccia delle macchine per la produzione di merci.

L’espropriazione delle terre (ma anche foreste, pascoli…) sposta grandi masse di persone verso la città (urbanizzazione, prendiamo nota), dà vita ai primi embrioni del proletariato (coloro che vendono come merce la loro forza lavoro).
La macchinizzazione permette l’estrazione di valore (d’) dal lavoro dell’uomo, della donna e del bambino.

I poeti ben descriveranno questa fase, Dickens ne parlerà avendola vissuta direttamente, ma la vera opposizione radicale verrà agita dalle ‘armate’ del capitano Ludd, oggi ridotto a macchietta stereotipata, che dettero del bel filo da torcere agli industriali del tempo.

XVIII sec versi contro le enclosures:

The law locks up the man or woman
Who steals the goose from off the common
But leaves the greater villain loose
Who steals the common from off the goose

The law demands that we atone
When we take things we do not own
But leaves the lords and ladies fine
Who take things that are yours and mine

The poor and wretched don’t escape
If they conspire the law to break
This must be so but they endure
Those who conspire to make the law

The law locks up the man or woman
Who steals the goose from off the common
And geese will still a common lack
Till they go and steal it back

3) marxismo

Teoria economica e politica.
Descrive le regole di funzionamento dell’economia capitalistica in termini riconosciuti dagli stessi economisti del capitale.

Dal punto di vista politico rompe con la tradizione socialista (migliorista, riformista) e teorizza la rivoluzione comunista, un atto di rottura radicale e traumatica all’interno del sistema capitalista.

Motore della rivoluzione, oltre all’attività rivoluzionari, è lo sviluppo delle forze produttive, lo stesso che permette il progresso del capitale.
Per Marx lo sviluppo delle forze produttive ha determinato la nascita del capitalismo e permetterà la transizione al comunismo.

4) lenin, stalin, mao tze tung

(Nessuno agisce mai solo, i periodi storici, le contingenze, il caso, determinano lo stato degli eventi. I nomi di singoli individui, per sintesi, interpretano quest’opera corale di cui non sarà mai inutile approfondire tutte le voci.)

I tre citati, fatta salva la parentesi, interpreteranno e metteranno in pratica, a loro modo i principi del marxismo.

Daranno vita a sistemi nominati socialisti o comunisti anche se si sono dovuti fermare alla prima fase, quella di “transizione al comunismo” senza poter arrivare alla fine.

Da notare che sia la Russia del ’17 che la Cina del ’49 non erano degli Stati ad economia capitalistica avanzata, e quindi non rientravano perfettamente nelle ipotesi marxiste.

Entrambi i paesi adottarono, quindi, dei piani per una forte industrializzazione, nelle fabbriche l’URSS e – almeno all’inizio – soprattutto nelle campagne la Cina Popolare.

5) henry ford

Henry Ford dà il nome al sistema produttivo basato sulla catena di montaggio, un mix di disciplinamento, controllo dei tempi e macchinizzazione.

6) macchinizzazione / industrializzazione

Tutti gli “ismi” che sconquassarono il ventesimo secolo ruotavano intorno all’industrializzazione e all’uso delle macchine, con una forte tensione allo sviluppo della tecnica e dell’elaborazione di nuove teorie scientifiche.

Scienza e tecnica vengono messe al servizio della produzione di merci, sia che debbano produrre ricchezza per i capitalisti sia perché si spera possano servire ad aumentare il potere delle masse.

Quando si dice che la scienza non è neutrale si intende questo. Il motore della scienza e i suoi legami con la tecnica sono legati alla politica, alla ragione del governo delle cose comuni, alle esigenze delle società in cui si sviluppano.

Altra cosa è la conoscenza.

7) conoscenza

La conoscenza, che viene spesso confusa con la scienza, è un approssimativo strumento di rappresentazione del reale, misura delle nostre capacità.
Nel confronto con il reale, che sia fatto di materia dura come il ferro o evanescente come il sogno, la conoscenza non può mai avere la meglio.

Quando si avvicina a ciò che vuole descrivere è un bene, quando se ne discosta significa che va migliorata, non è dato che l’errore sia nel reale.

Questo è tanto ovvio quanto importante (e talvolta stranamente trascurato).

La conoscenza non ammette trascendenze, abita uno spazio troppo vicina alla materia.

Benché sia fallace è però utilissima (al limite dell’indispensabile) perché è l’unica bussola, oltre all’amore, che aiuta nell’orientamento.

8) capitolazioni/1 (il capitalismo)

Il capitalismo sta capitolando (e con un nome così non potrebbe fare altro, meglio sarebbe chiamarlo capitolismo).

Marx nella sua descrizione del sistema dmd’ si divertiva a notare come aumentando la quota di meccanizzazione si sarebbe ridotto l’apporto del lavoro vivo (della persona fisica vivente, l’unica fonte possibile di valore aggiunto) e che essendo questa la fonte del ‘ di d’ (margine del profitto) il capitalista avrebbe necessariamente guadagnato tendenzialmente sempre meno.
E’ quel che Marx chiama “la caduta tendenziale del saggio di profitto”.

Per porre freno al fenomeno della “caduta tendenziale” il capitale è andato a caccia di verdi praterie da conquistare, in termini di nuove aree geografiche o di nuovi mercati.

Per esempio oggi, che han chiuso le bocciofile delle sezioni, siamo al servizio del capitale 24 ore su 24, da sani e da malati.

Tra la metà del 1800 e la metà del 1900 il saggio di profitto industriale (anche grazie a qualche guerra mondiale) ha permesso l’accumulazione di enormi ricchezze e contemporaneamente ha fornito il capitale necessario alla costruzione delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti, periferie, scuole, ospedali, caserme) che ancora oggi vengono utilizzate.

Oggi i margini della produzione materiale sono ben più risicati che allora e spesso legati a delle mode di natura effimera e di breve durata.

Inoltre dalla metà del XX secolo è entrata con forza nell’arena la speculazione finanziaria, una sorta videogioco ante litteram. Delle volte, più che investire nella produzione, al capitalista conviene giocare.

Agli affanni del capitalista classico poco badano un pugno di attori figli dell’ulteriore sviluppo delle forze produttive nella sfera digitale, i GAFAM:

google (i.e. alphabet)
amazon
facebook
apple
microsoft

(con al seguito una pletora di fedeli cortigiani)

Questi cinque (cinque!) soggetti oggi abitano le più alte stanze dell’arena del capitalismo mondiale.

Eccellono nella capacità di produrre profitti ma anche nel controllo delle informazioni (pubbliche e private) e, ancorpiù interessante, degli strumenti con cui fare informazione (e ora anche formazione …).

Un tempo c’era tra loro anche Alibaba che però ha avuto qualche diverbio con il suo Partito e per ora non c’è piu’. Nel frattempo la Cina, approfittando di tassi di sfruttamento da prima rivoluzione industriale, continua a sviluppare le sue forze produttive e produce merci per il pianeta (oltre a costruire strade, porti e ferrovie).

Il d’ di marx è diventato prerogativa di pochi e c’è senz’altro qualche gruppo che ha più ‘egemonia’ di altri come mai prima d’ora.

A guardare i numeri delle armate in campo capitalista (sia nella misura dell’1% dei no global o i dei 5 del GAFAM) fa sorridere pensare al Sistema Imperialista delle Multinazionali descritto con lucido anticipo dal collettivo delle Brigate Rosse negli anni ’70.

Chi pensa di viaggiare sul treno del capitalismo verso delle mete mirabolanti si sbaglia, l’equilibrio del secolo breve è rotto, lo stesso capotreno è confuso sulla meta, e non riesce a nasconderlo.

9) capitolazioni/2 (il marxismo)

La teoria marxista è capitolata, diciamo rovinosamente, se non nella sua descrizione dei modelli economici, sicuramente nella prospettiva salvifica affidata a intelligenze soggettive unite allo sviluppo delle forze produttive.
Marx non era un meccanicista, sapeva che la componente della soggettività rivoluzionaria sarebbe stata indispensabile alla vittoria sul capitale.
Vuoi che questa componente sia venuta meno, vuoi che lo sviluppo delle forze produttive non avesse nulla a che fare con il comunismo, fatto sta che oggi nessun marxista penserebbe seriamente di poter liberare uomini e donne dallo sfruttamento conquistando le redini di un’industria così ipertrofica e di una produzione andata oltre qualsiasi ragionevole necessità.

Ora è più dura, o semplicemente più chiaro. Puntare al comunismo implica accettare di perdere (benefici, risorse, comodità, valori…), ma chi mai seguirebbe un pazzo che gioca per perdere?

Resta la legge economica base del capitale (dmd’) e l’ipotesi di una rottura radicale ‘traumatica’ a cui però non si riesce a dare un nome.

10) capitolazioni/3 (democrazia)

La democrazia è il modello di gestione della cosa comune preferito delle classi medie.

Non è un “ismo” ma se ne fa menzione qui in quanto è la forma di organizzazione sociale che più comunemente si danno gli stati capitalisti.

Il modello ‘democratico’ nasce nell’antica Grecia, ad Atene, dove la distinzione tra chi era ‘demos’ e chi no era già molto chiara.

L’esperienza democratica ateniese termina con l’epidemia di peste del 430 a.C.. Il trauma e le superstizioni che ne seguirono, lasciarono facilmente il potere nelle mani degli oligarchi.

Da lì, salvo rare e locali eccezioni, saltiamo al XVIII secolo del mondo occidentale con la rivoluzione francese.

Un tempo quella borghese era una classe numerosa, la quota di capitale redistribuita al suo interno, nazione per nazione, era cospicua.
La democrazia, per mezzo della delega parlamentare, permette di dare la voce, nel governo, alle sue diverse istanze. Certo vi furono nei parlamenti dell’8/900 dei partiti di rappresentanza popolare, anche rivoluzionaria, ma la loro presenza non destò mai seria preoccupazione se non forse proprio in Italia.

Oggi, che le borghesie nazionali ed in generale il ceto medio perdono peso nelle economie degli stati, e che le stesse nazioni sono soggetti economici molto meno definiti, i tradizionali strumenti della democrazia sembrano perdere rilevanza e capacità di incisione sugli eventi.

La storia della non neutralità della democrazia è insegnata nelle scuole, per esempio quando si parla delle colonie e delle neo-colonie come Cile ed Argentina.

11) capitolazioni/4 (il trascendente)

In verità il trascendente stenta a capitolare, è un’esigenza fortemente radicata nell’animo umano. (strano forte, gli animali pare non se ne curino)

Nei fumetti di Peanuts la copertina riscalda Linus, che pure in aggiunta si succhia il pollice. E’ la metafora del suo trascendente. Chi, avendone una, ne farebbe a meno? Chi, non avendola, non cercherebbe di rimpiazzarlo con un credo anche posticcio purché accessibile?

Non ne abbiamo visti tanti? Non ne conosciamo tanti? Chi può dirsi con certezza e serenità esente dal bisogno di trascendenza? Coraggio e sincerità, parliamone.

12) la scienza e la conoscenza

La scienza è un’istituzione, e in quanto tale produce certezze e chiede rispetto.
La conoscenza, che abita pure i luoghi della scienza ma non sempre ne ha il bollino, esercita costantemente il suo dubbio, preme le pareti del nuovo, e scava.
Ciò che permette di fare un passo avanti nel rapporto con il reale è la conoscenza, non la scienza. Questa, casomai, arriva dopo.

13) si sapeva

Si sapeva. Quello che fino a ieri veniva raccontato come patrimonio di una conventicola di invasati, insensibili al progresso ora è sotto gli occhi di tutti: così non funziona.
L’eccesso di produzione, il frenetico scambio, la massimizzazione del consumo e la minimizzazione dei costi, l’etica della metropoli (l’urbanizzazione, quella della mossa 2: “capitalismo”), la guerra, i vinti e i vincitori, in una parola quel che si definisce “civiltà” sa uccidere.

(qualcuno ha mai scritto sulla non neutralità della “civiltà”?)

Si sapeva anche che l’evento traumatico sarebbe arrivato. Ce ne era uno storico bisogno. Nessuno però sapeva quale, quando e come.

14) ultimo riepilogo prima dell’epilogo

dunque

Il capitalista arranca, sgomita, lascia affogare il vicino pur di salvare se stesso, tenendo appeso sopra il camino il quadro di quelle che furono le ricchezze del mercato dmd’.
L’ecologista l’ha detto: “la specie umana su questo pianeta non durerà”, e ha ragione, ma nessuno l’ascolta anche se tutti la fotografano.
Il marxista non sa più che pesci pigliare, le forze produttive non l’hanno aiutato, qualcuno spera ancora nell’invenzione risolutiva che permetterà l’inversione di tendenza

Intanto l’ente della trascendenza osserva e sorride sornione. C’è sempre qualcosa in cui credere.

15) dove siamo finiti (mossa degli ‘a capo’)

(una prerogativa della guerra è di non curarsi dei civili)

eccoci al dunque
l’evento traumatico è arrivato,
magari un po’ mass mediatizzato,
in Italia più che a Stoccolma o a Kabul,
ma diciamo che è arrivato

l’edicolante Domenico dice che fa perdere la memoria,
il trauma cancella
non solo tutte le istanze della mossa 13: “si sapeva”,
non solo tutti i “non si sa più” delle mosse precedenti,
ma, ancora, tutto quello che si è appreso in quest’anno e mezzo:

che ci vuole medicina di territorio quindi che ci vuole il territorio (che significa riprendere spazio, per le persone e i capillari di un sistema circolatorio atrofizzato)
che ci vuole cura (non “tachipirina e pazienza”, ancora oggi protocollo ministeriale per la medicina di base contro il COVID19)
che ciascun malato è diverso
che ciascuno è diverso. quante volte è stato detto? parole e corpi delle donne innanzitutto ma anche i bambini, i ragazzi, gli adulti, gli anziani, sani e malati.
che i miracoli non esistono e la conoscenza erra abbastanza spesso e che però, insieme all’amore, è l’unica bussola

che quella che si definisce “civiltà” sa uccidere

e ancora

che ci vuole rispetto per l’ambiente, per le persone
che non serve correre anzi talvolta è meglio fermarsi

nell’ora del pianto,
quando è stato prescritto di avere paura,
viene richiesto (o gentilmente e liberamente imposto)
di partecipare ad una parata militare
di una guerra non dichiarata
falsa e bastarda
contro un nemico invisibile ma potente
descritto con parole troppo incerte
ma sul nemico è inutile perdersi in chiacchiere

una guerra che non salva
la salute
perché non cura
perché niente sa
niente
figuriamoci della salute

improvvisamente la luce si spegne

16) rootless/2

Privati temporaneamente di “ismi”, blanditi con trascendenti fragili e incerti, senza le ascisse delle classi sociali e le ordinate delle magnifiche e progressive sorti, agli uomini e alle donne comuni non resta che accettare la sfida, iniziare a cercare vicini vicini e vicini lontani con cui fare palmo della mano di fronte alla vastità dell’orizzonte che il grande cambiamento gli impone, e rispetto a cui non potranno più essere neutrali.

L’ignoto è finalmente dinnanzi.

ialla ialla!

(questo è il seguito di qualcosa)

ommot, agosto 2021

Note

mossa 2:

mossa 15:

mossa 16:

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quindi adesso

Quindi adesso
quelli che hanno permesso che i confini perimetrali della rete crescessero a dismisura senza prendere le necessarie precauzioni,
che non hanno segmentato abbastanza gli accessi alla stessa,
che hanno lasciato in linea il backup,
che hanno provato a dar la colpa ad un ragazzino o quantomeno a suo padre

sì, loro,
ora vanno applauditi perché hanno recuperato con una maestria che ha del miracoloso dei dati da una virtual tape library “dopo due installazioni del SO”

da non credere

ricorda un po’ la storia di quelli che lasciarono che i vecchi morissero nelle RSA,
vietarono le pur rudimentali forme di cura,
trasformarono le carceri in delle tonnare,
cercarono di colpevolizzare i ragazzi, o quantomeno i loro genitori
e poi vollero essere applauditi mentre regalavano medicine miracolose ai bambini davanti alle scuole

il fatto è che sapevamo da sempre
che i miracoli non esistevano

ommot agosto 2021

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L’imputato

«Cara còzzeca, tu staie inguaiate»,
decette’o magistrato, «’o fatt’è chisto,
ccà nun te salva manco Giesù Cristo;
o l’ergastolo, o fucilata.
Qui ci sono le prove, figlia mia…
tu hai portato il becillo del colera…
La tua presenza è una presenza nera:
’a gente more all’erta mmiez’a via.
Che’ dici a tua discolpa?». «Ecco vedete…
affunn’ ’o mare ‘a cozzeca s’errangia»,
dicette l’imputata, «e lo sapete…
là ssotto, preside, para l’inferno!
Chello c’arriva ‘a cozzeca se mangia:
si arriva mmerda, arriva dall’esterno!»

Eduardo De Filippo, 1973(*)

(*) il 1973 è l’anno dell’epidemia di colera che colpì diverse località italiane ed in particolare la città di Napoli

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qualcosa

vabbé

qualcosa
dovremo pur dirci,
ancora,
sul tema
del giorno,
prima che faccia notte

ommot 4 ago 2021

(continua in una partita di 17 mosse)

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per poi restare con un Palmo d’amore

Domitilla Pirro – “Nati nuovi, l’apocalisse dei ragazzini

Effequ, maggio 2021, Milano

Capita comunemente, ai giorni nostri, di condividere tristi considerazioni sul gap generazionale che ci separa dai più Nuovi.

Capita come è probabilmente capitato sempre.

Questi ragazzi, che non conoscono la storia, che si contentano di cacofoniche litanie spesso, per fortuna, indecifrabili. Questi che si direbbe non c’è la faranno mai. Quel punto lontano laggiù…

Noi Grossi (taluno lo è anche di fatto), nel pieno di una matura sensibilità, biasimiamo spesso amaramente simili squarci nella continuità delle esistenze. I più benevoli si limitano a scuotere la testa mentre flotte di determinati dedicano anima e corpo a dar vita a eventi, laboratori, attività di sociale utilità, allo scopo di riportare il gregge smarrito all’ovile della conoscenza e della responsabilità.

– * –

L’amore è un sentimento che impara presto a parlare lingue inconosciute, anche le più difficili. Albergando nei sogni di ciascuno, usa per manifestarsi miliardi di declinazioni, inusitati accenti, parole sorprendenti. L’amore è fatto per stupire.

Nulla quanto il sogno amoroso sa unire punti lontani e fa convergere linee parallele.

– * –

2/6/2021, ore 17.30 circa – RAI Radio3, Farenheit, il libro del giorno

Loredana Lipperini intervista Domitilla Pirro: l’Autrice.

«Questa sparizione degli adulti che c’è ne “Il signore delle mosche” di Golding, come è in romanzi più vicini a noi, come “Battle Royale” ma anche in “Hunger games”, dove il mondo adulto sparisce proprio ed è qualche cosa che accade anche in “Anna” di Niccolò Ammanniti, ma secondo lei perché diviene così frequente questa necessità narrativa di cancellarli, gli adulti?»

«Perché sono inefficaci»

– * –

Un’amica a cui ho segnalato la trasmissione mi chiede:

«Chi scrive è un bambino? Perchè risponde con le terza persona plurale?»

Bella domanda. No, Domitilla (una menzione fuori gara ai suoi genitori per un nome tanto azzeccato) non è una bambina, è innamorata.

Quella di “Nati nuovi” è una strana storia in cui si ha a che fare, sì, anche con una vicenda d’amore ma che soprattutto è scritta con le parole dell’amore che l’autrice ha per quel punto lontano lontano, oltre il gap generazionale.

Per delle ragioni, ma soprattutto con dei mezzi, che lasciamo scoprire al lettore, il Palmo, ossia

  • Vera, età 12
  • Ari, età 4/5
  • Gec, età quasi 11
  • Lena, età 11
  • Rica, età la stessa di Lena
  • Gabri, età 10

prende corpo affrontando una vicenda indiscutibilmente traumatica e nuova senza nessuno a cui dover (ops, poter) chiedere un consiglio.

Così Domitilla ci spara nella testa di questi bambini e ci mostra come si vede il mondo con i loro occhi. Siamo prima del “principio di causa ed effetto”, ben al di qua di ogni consapevole “prospettiva di cambiamento” mentre paura e dolore, amicizia e cura sono quel che sono, elementi naturali, privi di alcuna sovrastruttura. Siamo dove i cuori possono essere due, e uno è dentro il ginocchio.

Ci deve essere voluta una bella forza e una grande passione per scrollarsi di dosso tutta la retorica della ragione per portarci sulla vena aperta della crescita e della conoscenza.

Ribaltando i ruoli della narrazione si riesce a leggere quanto inefficaci, appunto, sappiano essere gli insegnamenti dei Grossi, e quanto male possano arrivare a fare. Si impara a non sottovalutare e, anzi, a portare rispetto per delle prospettive a noi molto lontane.

Il trauma che avvolge la vicenda non riesce però a dominarla (la parola dominio non è, infatti, nel vocabolario dei Nuovi), piuttosto l’accompagna, lasciando spazio ad una crescita nelle cose tutte, belle e brutte.

L’amore di Domitilla per quelle creature (che sono un po’ come quel che nascondiamo tra gli ospiti dei nostri sogni) ci aiuta a riconoscerle e in parte a conoscerci ancora. Le sue parole crude sono la lingua universale delle esistenze, e delle loro fini.

Forse è così che deve essere, forse è così che quando deve succedere succede. Una necessaria dose di dolore che lascia spazio ad un mondo nuovo, diverso. Il cambiamento.

ommot 27/7/2021

La puntata di Farenheit con la chiacchierata tra Lipperini e Pirro si può riascoltare qui

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Favolacce

Al cinema capita di affidare alla voce dei bambini il racconto dei diversi colori del mondo che ci circonda. L’innocenza delle parole si fa specchio fedele di una realtà senza imporre sovrastrutture o chiavi interpretative rendendo, con efficacia, quanto di storto abbiamo intorno. Il risultato può essere un pugno allo stomaco, il contrasto tra la forma e il contenuto della narrazione senz’altro esaltano il messaggio.

E’ il caso di Favolacce, bel film dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo (2020) dove alla pagine del diario di una ragazzina della periferia di Roma è affidato il racconto di vite difficili, fatte di molte sconfitte (il lavoro, le relazioni interpersonali, …) e qualche illusoria soddisfazione (i bei voti della pagella, …). E’ un racconto crudo, con un uso estremo al limite dell’inintelleggibilità del linguaggio dialettale, che rimarca il realismo della scena, in cui un gruppo di famiglie partecipa allo sgretolarsi delle sue certezze sino all’apoteosi della tragefia finale.

Impagabile il dialogo ‘tra uomini’ di Bruno (Elio Germano) con Pietro (Max Malatesta), amici-nemici, che condividono lo stereotipo del maschio cacciatore. Paradigmatico il concentrato di contraddizioni che attraversa il barbecue del giardino di casa Placido, la pellicola sarebbe un ottimo esempio di neorealismo se non fosse per il diabolico ruolo del professor Bernardini, che tiene alto il filo della tensione ma lascia una gamba del film nel campo delle fiabe, seppure dell’orrore.

Alla fine l’amore più che la lucidità salverà Amelio (Gabriel Montesi), che ci lascerà con un lumicino di speranza piccolo piccolo. A conferma che più che una favola questa è una favolaccia che fa bene vedere anche se non serve a rasserenare.
Bravi gli attori, tutti, compresi i più giovani.

Il film è stato presentato in anteprima al festival del cinema di il 25 febbraio 2020 dove ha vinto un meritato Orso d’argento per la miglior sceneggiatura.
La distribuzione del film nelle sale cinematografiche italiane era in programma per il 16 aprile 2020, ma a causa della pandemia, la pellicola è stata distribuita sulle piattaforme on demand a partire dall’11 maggio 2020.

Regia di Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo. Con Elio Germano, Tommaso Di Cola, Barbara Ronchi, Giulietta Rebeggiani, Gabriel Montesi, Justin Korovkin. Italia 2020.

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